Se ne è andato mercoledì Giovanni “Bagia” Pombeni a soli 57 anni lasciando increduli ed addolorati i tanti amici che si era conquistato anche nell’ambiente dell’hockey.

Giovanni nel nostro ambiente era sempre stato “Bagia”; probabilmente il suo cognome richiamava il suo ruolo di bomber in squadra, da “bomba” si era passati a “bombaccia” e quindi a “Bagia”.

Era sicuramente stato uno dei primi a Riva ad acquisire notevoli capacità tecniche, inserito comunque in un gruppo di giovanissimi che avrebbero regalato alla società i primi allori. Era stato conquistato dal nostro sport quando dal campo Benacense ci siamo spostati a Rione. Siamo nel 1975 e gli allenamenti per i giovanissimi erano sulla pista di cemento davanti alla scuola elementare.
Agli atleti che nella prima fase erano venuti da Viale Rovereto, se ne aggiunsero tantissimi del popoloso quartiere da poco sorto ai lati di Viale Trento: Merighi, Clari, Fadanelli, Buscaglia, Miorelli, Rigotto, Farina, Chemolli, Pellegrini, Buonaluce e molti altri. Fra questi anche i fratelli Pombeni anche se solo Giovanni, che allora aveva 14 anni, si era veramente appassionato.
La squadra nella quale era inserito era fortissima e lui ne era l’anima ed uno dei trascinatori con la valanga di reti che riusciva sempre a segnare. Non correva tantissimo anzi preferiva aspettare il passaggio sul bastone per poi partire puntando la porta avversaria. Era forte nel dribbling ma la sua specialità era il tiro, forte e preciso da qualsiasi posizione.

Già il quel 1975 la sua squadra vinse a livello nazionale i Giochi della Gioventù riservati agli under 14 e l’anno successivo il campionato “allievi” (under 16). Seguirono tanti campionati giovanili e l’approdo in prima squadra con la quale giocò fino al 1987 non perdendo mai il vizio del goal. Concluse la sua carriera sportiva nelle file dell’Hockey Mori.

Bagia aveva trovato nell’ambiente dell’hockey tanti amici e tanti compagni con cui condividere una passione che non ha mai abbandonato. La consapevolezza del suo ruolo importante in squadra e della stima e della fiducia dimostrategli dai compagni erano sicuramente per lui motivo di enorme soddisfazione. Non era di molte parole anzi gli piaceva più ascoltare che accentrare l’attenzione. Era però attento osservatore e gli piaceva uscire con battute anche frizzanti non risparmiando nessuno, nemmeno i compagni. Questi ultimi non se ne avevamo certamente a male perché sapevano che non c’era in lui alcun sentimento malevolo ma anzi un intento canzonatorio (e comunque corrispondente alla realtà)  in puro stile “rivano”.

La notizia della sua scomparsa ha rattristato tutti noi. Vogliamo ricordarlo con alcune sue immagini (anche se un po’ sbiadite).

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